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Perché abbiamo smesso di usare il cartongesso ovunque
Nel 2019, durante il cantiere di un appartamento in via Melchiorre Gioia, il nostro capocantiere Luca ci ha fermato davanti a una parete e ci ha detto una cosa semplice: "questo muro respira, non coprirlo". Aveva ragione. Era una muratura portante in laterizio degli anni Cinquanta, con uno spessore di ventotto centimetri, e la tentazione di rivestirla con lastre di gesso-fibra per nascondere le imperfezioni era forte. Abbiamo resistito. Abbiamo stuccato a mano, usato una velatura di calce idraulica naturale NHL 3.5 e lasciato che la texture originale emergesse. Il cliente, un architetto in pensione di nome Renato, ha pianto un po'. Nel senso buono.
Da allora, in Marta Incisione, il cartongesso lo usiamo con parsimonia. Serve per le contropareti impiantistiche, per certi controsoffitti tecnici, ma non come risposta automatica a qualsiasi superficie irregolare. Milano è piena di edifici del dopoguerra che hanno una storia scritta nei muri, e rasarla via con uno strato di lastra ci sembra uno spreco.
Il cantiere di Porta Romana: sei mesi, tre errori e una lezione sul calcestruzzo a vista
Nel 2022 abbiamo lavorato su un loft di centoventi metri quadri in zona Porta Romana. Il proprietario, Giorgio Ferretti, voleva il calcestruzzo a vista su tre pareti del soggiorno. Bello. Difficile. Costoso se fatto male.
Il primo errore è stato nostro: abbiamo sottovalutato l'umidità residua della struttura, un ex capannone artigianale convertito. La prima applicazione di microcemento si è distaccata in due punti dopo quattro settimane. Abbiamo rifatto tutto, questa volta con una mano di primer epossidico bicomponente e un'attesa di settantadue ore prima di procedere. Il secondo errore è stato del fornitore, che ci ha consegnato una partita di aggregati fuori granulometria. Il terzo errore, francamente, è stato di comunicazione: non avevamo spiegato bene a Giorgio che il microcemento ha bisogno di manutenzione annuale con cera naturale d'api. La sorpresa, a cantiere finito, non è stata bella. Ora quella spiegazione entra nel contratto, per iscritto, al punto tre.
Il risultato finale è comunque bello. Giorgio lo sa. Noi abbiamo imparato di più da quei sei mesi che da molti cantieri andati lisci.
Una nota tecnica sul microcemento
Il microcemento non è un materiale autonomo: è un sistema. Primer, base, finitura e protettivo devono venire dallo stesso produttore oppure devono essere testati insieme prima di andare in cantiere. Lo diciamo per esperienza, non per sentito dire. Usare il protettivo di un brand sopra la base di un altro può sembrare un risparmio di ottanta euro al metro, ma poi il cantiere va rifatto e quei soldi li rimpiange chi ha deciso di mescolare.
Progettare per la luce di Milano: cosa cambia tra settembre e febbraio
Milano non è una città generosa con la luce naturale. Tra ottobre e marzo, certi appartamenti del piano terra in zona Navigli ricevono luce diretta per meno di tre ore al giorno. Non è un'opinione, è geometria solare. Per questo, quando studiamo un interno milanese, una delle prime cose che facciamo è costruire un modello solare nel software con le coordinate esatte dell'edificio e simuliamo i solstizi. Non per estetica, ma per capire dove posizionare gli specchi, come orientare i rivestimenti chiari, dove le ombre cadono sulle superfici e a che ora.
Nel 2021 abbiamo ristrutturato un bilocale in corso di Porta Ticinese. La cucina guardava a nord-est. Abbiamo scelto un piano di lavoro in quarzo bianco Calacatta, superfici pensili laccate in bianco caldo RAL 9010, e abbiamo suggerito di togliere una tramezza non portante che separava cucina e ingresso. Risultato: la luce del mattino entra dall'ingresso, rimbalza sul piano di quarzo e illumina tutta la cucina fino alle undici. Nessun punto luce aggiuntivo necessario durante le ore diurne, nemmeno in gennaio.
Quando il cliente ha torto e come dirglielo senza rovinare tutto
Capita. Un cliente vuole una soluzione che non funzionerà, e il nostro lavoro è dirlo con chiarezza senza sembrare scostanti. Nel 2023 una signora di nome Cristina ci ha chiesto di aprire una parete in un appartamento anni Trenta in zona Brera. Voleva un open space totale. Peccato che quella parete fosse portante e non derogabile senza una perizia strutturale seria e probabilmente un intervento da trentamila euro in su. Le abbiamo detto no, le abbiamo spiegato perché, e le abbiamo proposto in alternativa un arco in cartongesso con apertura a doppio anta che simulava visivamente la continuità degli spazi. Cristina non era convinta. Poi ha visto il modello 3D, poi ha visto il cantiere finito, poi ha mandato una foto del salotto a tutta la famiglia. Ha scritto a noi solo per dirci grazie, e quella è stata comunicazione sufficiente.
La fiducia si costruisce anche così: non dicendo sempre sì.
Materiali che stiamo usando molto nel 2024 e perché
Quest'anno stiamo lavorando molto con il terrazzo alla veneziana. Non quello finto, stampato, ma quello vero: frammenti di marmo, cemento bianco come legante, lucidatura a mano in tre passaggi con carte abrasive di granulometria crescente fino a 400, poi 800, poi cera finale. Costa tempo e il costo è proporzionale, ma dura decenni e migliora con gli anni invece di degradarsi.
Stiamo anche usando molto il rovere termicamente modificato per i rivestimenti di parete. Il processo di modificazione termica, condotto a temperature tra 180 e 210 gradi senza additivi chimici, rende il legno più stabile dimensionalmente e cambia il tono verso un bruno caldo molto uniforme. Per certi soggiorni milanesi, con poco luce e molto traffico, è una scelta che tiene bene nel tempo. Lo abbiniamo spesso a intonaci a base di argilla naturale, che regolano l'umidità ambientale meglio della maggior parte dei prodotti sintetici sul mercato.
Non inseguiamo tendenze. Quando usiamo un materiale nuovo, lo proviamo prima in un campione da almeno quaranta per quaranta centimetri, lo lasciamo invecchiare tre mesi nello studio di via Tortona, e poi decidiamo.